Posts Tagged ‘lavoro’

Nessuno muore di lavoro

21 novembre 2017

In Germania si sta mettendo in discussione il limite stabilito per legge delle otto ore di lavoro giornaliere. Si definisce questo limite “obsoleto”, perché nell’epoca digitale “le aziende hanno bisogno della certezza che non infrangono la legge se un impiegato partecipa di sera a una conferenza telefonica e se a colazione legge le mail”. Visto che attraverso i mezzi digitali si è realizzata una commistione tra vita privata e lavoro, i cui confini sono sempre più labili, per non dire che sono definitivamente aboliti (questo varia ovviamente da lavoro a lavoro), l’idea tedesca non è tanto di ridiscutere un limite, quanto di abolire l’idea stessa di porre un limite. Il lavoro coincide con la vita, come se nella vita non esistesse altro che il lavoro. Non solo il limite, ma il concetto stesso di orario di lavoro è obsoleto. Eppure ancora oggi costituisce, salvo poche e lungimiranti eccezioni, il fondamento che sta alla base di qualsiasi organizzazione del lavoro. Un sistema che si fonda sul principio che il datore di lavoro acquista dal lavoratore una particolare capacità produttiva (quella “merce speciale” – come la chiamava Marx – “che è contenuta soltanto nella carne e nel sangue dell’uomo”). In realtà, ciò che il datore di lavoro acquista dal lavoratore è il tempo, e non la prestazione. E questo “prodotto” non può essere ora ridotto, per i saggi di Germania, a solo un terzo delle ventiquattro ore. Ora il datore di lavoro pretende di acquistare il pacchetto completo, le ventiquattr’ore, ossia la vita intera del lavoratore. L’idea che una persona felice possa lavorare meno e meglio, e quindi essere più produttiva, è un’utopia destinata a restare tale. La civiltà in cui ci è toccato vivere diffida del tempo libero. La rivoluzione digitale sta spingendo le cose in questa direzione. Una persona che ha molte ore a disposizione fuori dal proprio lavoro viene vista con sospetto. Ancora oggi questa etica del lavoro subisce l’influenza di valori religiosi antichi di millenni (nella Bibbia il lavoro è la punizione per i peccati dell’uomo, e un riformatore come Lutero sosteneva che “nessuno muore di lavoro; sono piuttosto l’ozio e la mancanza di occupazione a rovinare il corpo e la vita”). Sulla carta d’identità è riportato il nostro lavoro, quando moriamo o ammazziamo qualcuno o perveniamo agli onori della cronaca, prima ancora di chiamarci per nome, ci definiscono in base alla professione: “Idraulico uccide la madre e va a costituirsi”. Perché allora dovremmo mai continuare a mascherarci da qualcos’altro per sedici ore al giorno, fingere di non essere ciò che il mondo vuole che siamo, impiegati, artigiani, commessi, avvocati, amministratori delegati, magazzinieri, autisti, piloti, poveri stronzi, o quel che sia?

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A tempo indeterminato

21 marzo 2012

Qualche volta pranzo su una panchina, un’aiuola recintata in una piazza avvilente di Roma. Intorno scorre il traffico delle macchine. Siedo con il mio incarto di pizza, davanti a me un paio di poveri con le barbe incolte e gli accenti stranieri centellinano rimasugli di sigarette. Faccio a gara con i piccioni per il mio spazio, loro vorrebbero fagocitare me e il cibo, io muovo i piedi per tenerli alla larga. A me piace stare dove fa fresco, adesso è primavera e già non fa più fresco. Se la panchina sotto l’albero è occupata mi tocca stare al sole, ma io non ci so stare al sole. I poveri invece pare che ci stanno volentieri. Leggi il seguito di questo post »

Senza essere umani

18 marzo 2010

Che succede, dall’una alle tre del pomeriggio, alle creature umane che lavorano in una grande città come quella in cui vivo io? Che succede quando si placano gli eccessi della danza più frenetica e l’ultimo dei negrieri concede loro una pausa di ristoro e un’ora di libertà? È capitato che ieri passassi di là per caso, perché le mie gambe in cerca di traiettorie e di percorsi mi imponessero la corsa lungo il fiume, là dove si sfiora il limite di un quartiere inzeppato di uffici di avvocati e di notai. E allora ho incontrato gli sguardi di queste ragazze e di questi ragazzi che camminavano soli come cani, Leggi il seguito di questo post »

Il sistema più spiccio per riportarti in guerra

3 febbraio 2010

Sono stato abbastanza a lungo un disoccupato per comprendere l’orgoglio e la disperazione dei lavoratori dell’Alcoa accampati da ieri in piazza Montecitorio con tende e bivacchi in attesa di notizie sul destino dell’azienda per cui lavorano. Ho conosciuto per anni il volto inimmaginabile delle ore che passano a vuoto, le infinite passeggiate per i viali dei parchi e le vetrine dei negozi che esponevano un altro mondo. Ho cucinato pranzi nella solitudine della mia cucina ascoltando alla Tv le notizie dei telegiornali e immaginando come fosse la vita di quella annunciatrice, a che ora suonasse la sua sveglia, il trucco messo in fretta, la macchina e il parcheggio aziendale, un caffè veloce preso Leggi il seguito di questo post »

Il diritto e il rovescio della vergogna

6 novembre 2009

unemploymentNon dirò niente di interessante e niente di intelligente. Dirò che ho letto stamattina due notizie apparentemente contrastanti ma che, a ben vedere, nascondono una radice comune. La prima notizia è questa: nella cosiddetta “generazione dei senza lavoro” un giovane su due guadagna meno di 800 euro al mese. La seconda riguarda l’incremento in Italia del consumo di cocaina in tutti gli strati sociali della popolazione, con una percentuale che sfiora il 7% fra i giovani. Ho detto che sono apparentemente due notizie contrastanti perché la prima, naturale, domanda che mi viene in mente è: come fai a comprare cocaina se non hai un lavoro? Ci sono mille risposte ammissibili a questa domanda, tutte verosimili. La cosa che più di tutte fa paura è il quadro che ne emerge, il disegno angosciante di una nazione Leggi il seguito di questo post »

Tutti i giorni

29 ottobre 2009

alienationIn una meravigliosa poesia di Ferreira Gullar ho letto: “L’impiegato pubblico / non entra nella poesia / con il suo stipendio da fame / la sua vita chiusa in archivi. / Come non entra nella poesia / l’operaio / che smeriglia il suo giorno d’acciaio / e carbone / nelle officine buie. / – perché la poesia, signori, / è chiusa: / “non c’è posto” / Entra nella poesia solo / l’uomo senza stomaco / la donna di nuvole / la frutta senza prezzo // La poesia, signori, non puzza / né profuma”. È tutto ciò che non ti aspetti di trovare in una poesia. Così ho pensato con poca tenerezza a tutto ciò che è Leggi il seguito di questo post »

Per Luca, morto suicida perché lo volevano licenziare – di Marco Ribani

26 luglio 2009

È come se a un tratto lo vedessimo da una certa distanza, un altro morto di stanchezza che si sveglia nel cuore della notte farfugliando a proposito di cose desuete, come la dignità, l’orgoglio personale, il decoro e il rispetto per se stessi. È come se a un tratto lo vedessimo, Luca, e percepissimo quanto ci sia ancora estraneo, ignoto, il pensiero di un uomo ingiuriato e offeso per il fatto che gli viene negata la prima regola di vita in una società umana, avere diritto a mantenersi per mezzo di un lavoro. Leggi il seguito di questo post »

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