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Sono giorni in cui penso che potrei iniziare a scrivere qualcosa di nuovo, e per mettere in moto il dispositivo leggo Le confessioni di Sant’Agostino e ascolto in loop un disco che parla di Dio, di oscurità, di abbandono e di redenzione: Life is People di Bill Fay. Sant’Agostino diceva che il tempo è un’estensione dell’anima. Mentre io ho sempre creduto che l’anima sia un prodotto del tempo. Perciò ora mi ritrovo qui principalmente a cercare di risolvere questo bel paradosso. Così a un certo punto mi metto a scrivere, ma esce fuori solo questo:

La scuola si componeva di due edifici di mattoni rossi, i due edifici si spartivano le classi e i ragazzi: da una parte la scuola elementare, dall’altra la scuola media. Per arrivarci bisognava percorrere una salita a S. Alle pendici della salita c’era un enorme cancello blu, sul muro accanto al cancello c’erano tre scritte tracciate con lo spray: “W il ’68”, “Dio c’è” e “Chi ama la figa metta una riga”. Sotto all’ultima delle tre spiccavano molte righe.

Una bella delusione, non c’è che dire. Ma il lavoro che c’è da fare è cercare di conciliare il tutto, un lavoro enorme e non banale, il VERO lavoro di scrittura, soprattutto quando sai di avere in testa ben chiaramente che il tutto è possibile, che Dio, Sant’Agostino, Bill Fay e la memoria trafitta da quelle scritte sono parte di un’unica esplorazione verso cui tendi. “Solo impropriamente si dice che i tempi sono tre” – è scritto ne Le confessioni – “passato, presente e futuro, ma più corretto sarebbe forse dire che i tempi sono tre in questo senso: presente di ciò che è passato, presente di ciò che è presente e presente di ciò che è futuro. Sì, questi tre sono in un certo senso nell’anima e non vedo come possano essere altrove: il presente di ciò che è passato è la memoria, di ciò che è presente la percezione, di ciò che è futuro l’aspettativa”.

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