archivio

Archivi tag: lega nord

Un mio pezzo pubblicato oggi su ilfattoquotidiano.it (qui l’articolo originale)

***

Il 12 novembre del 2011 Silvio Berlusconi si dimette da presidente del Consiglio. Sul tragitto che lo porta al Quirinale, dove rimetterà il mandato nelle mani del presidente della Repubblica, si assiepa una folla che gli grida “buffone”, “in galera” e che gli lancia monetine. Il disastro politico, umano e sociale di un quasi ventennio di potere berlusconiano viene esorcizzato attraverso un rito di massa cannibalesco, una reazione collettiva in linea con quelle che da sempre segnano i passaggi epocali della storia d’Italia. Read More

Succede più o meno un anno e mezzo fa che un Bossi allora esponente di spicco del governo Berlusconi quater si lascia andare a una dichiarazione che rappresenta uno dei suoi cavalli di battaglia politici: “La maggior parte dei furti li fanno i rom”. La dichiarazione mi ricapita sotto mano quasi per caso mentre leggo un pezzo di cronaca locale in cui si parla con toni altisonanti di un furto sventato in un supermercato di Roma. “La giovane” – si legge nel pezzo – “si era impossessata di diversi generi alimentari ed eludendo i controlli si era poi allontanata. Ma i suoi movimenti non sono sfuggiti alla responsabile del supermercato che l’ha inseguita e braccata. […]Fortunatamente per lei e malauguratamente per la ladra, è prontamente intervenuta una pattuglia di servizio dei Carabinieri”. Toni da 007 Missione goldfinger. Ora mi chiedo come mai chi viene colto a rubare per fame viene mostrato a dito e giustiziato dall’opinione pubblica e dai mezzi di informazione, mentre chi usa i soldi pubblici per mettere benzina alla Porsche, comprare lauree e ristrutturare ville private ha diritto alle garanzie processuali e soprattutto lessicali per cui ci si guarda bene (soprattutto nei media) dal definirlo “ladro”? Senofonte diceva: “Quanto più uno è ladro tanto più è autorevole”. È allora più ladro un rom sorpreso a scippare o un governante in giacca e cravatta che fa uso privato del denaro pubblico?

Sembra la fine della prima repubblica. Con tutta probabilità è la fine della seconda. Anche se mi infastidisce non poco l’idea che un ventennio di potere trascorso in mano a una banda di trafficanti della politica debba essere fregiato dell’altisonante titolo di “seconda repubblica”. Fatto sta che con le dimissioni di Bossi da segretario della Lega il sistema di potere che ha retto l’Italia fino a ieri si è definitivamente sfaldato. Quello che accade oggi è un film già visto nel biennio 1992-1994. Quello che può accadere è che da qui al prossimo anno, quando ci saranno le elezioni, si affacci all’orizzonte il campione del populismo più becero, il sommo demagogo, l’antipolitico, insomma un nuovo leviatano capace di rastrellare le sterminate praterie che si sono aperte a destra. O forse quella valanga di voti abbandonati ai bordi delle strade dopo la dipartita politica dei due padroni lombardi è già sotto lo stretto controllo della destra finanziaria europea che aspetta solo di trovare la faccia giusta (ammesso che non l’abbia già trovata). Al di là delle sorti dei singoli schieramenti ciò che colpisce è che si tratta di una crisi della politica italiana tout court, come se il Big One scatenato dal pool di Mani pulite vent’anni fa non avesse ancora smesso di propagare i suoi effetti al di là del berlusconismo (che a questo punto appare come un lungo miraggio, un’allucinazione politica capace di cristallizzare un sistema già morto all’inizio degli anni Novanta). Lo dimostra, oggi come allora, la debolezza cronica del maggior partito di sinistra, incapace di approfittare della situazione. Una transizione infinita insomma, una barca di Caronte sulla quale siamo tutti seduti in attesa che il mozzo gridi: “Terra!”. Sperando che di là dal mare non ci sia un inferno peggiore di questo.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: