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Le chiamano “tragedie del mare” perché non hanno il coraggio di chiamarle “tragedie dell’uomo”. Perché è più facile attribuire all’inclemenza degli elementi la responsabilità delle catastrofi, è un meccanismo che serve ad assolvere un’intera società capace di mandare al governo una compagine di nazisti, di bere il caffèllatte la mattina presto davanti a una diretta che racconta di un “incidente” al largo di Lampedusa, di 250 “dispersi” in mare, limando le parole affinché diventino il più asettiche possibile. La società del dolore muta pelle nel momento esatto in cui il dolore non fa più audience, quando diventa un fastidio e non più l’oggetto di una morbosa attenzione collettiva. Una nazione civile, una società progredita, dovrebbe sentirsi onorata di essere considerata un oggetto del desiderio. Eppure sono quasi sedicimila le persone che hanno trovato la morte nel Mediterraneo  negli ultimi vent’anni mentre tendevano le braccia verso quel desiderio. Dopo la Bosnia si tratta della guerra che ha provocato più morti in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale. Guerra, sì, perché di questo si tratta. Il terzomondismo che andava tanto di moda negli anni Ottanta ha lasciato il passo, negli ultimi due decenni, a una lotta armata dichiarata informalmente ai paesi del terzo mondo. Una guerra mai notificata dalle diplomazie, ma resa effettiva e concreta perché combattuta contro gli uomini più nudi della terra, quelli che non possiedono niente se non le proprie ossa da gettare su una zattera in pasto al mare. Coi governi in carica nei paesi del Nord Africa si lucra e ci si fanno affari, coi popoli si fa la guerra. Questa è la nuova dottrina economica e sociale a cui si affida l’Europa nel nuovo millennio. Good Morning Lampedusa.

La domenica mattina ascoltando i tiggì nazionali ho avuto la sensazione che mi crescessero ali sottili come quelle delle mosche e che, più o meno come nella metamorfosi di Kafka, mi ritrovassi improvvisamente mutato in un insetto che riposa sul bordo di un fossato. Dentro a quel fossato trasformato in un’enorme sala da ballo ho avuto l’impressione che si agitassero i corpi di uomini e donne avvolti in una nuvola di luci e impegnati in danze sfrenate e lascive. Stanchi, sudati, coi musi schiumosi come di animali assetati, quegli uomini e quelle donne si muovevano su un tappeto di cadaveri invisibili. In questa luce bianca ho capito che l’Italia moderna, al contrario di quanto è scritto nella costituzione, è una nazione fondata su un’ecatombe inavvertita. Così, mentre i tiggì ribattevano le sparate di un ministro del governo impegnato a dare una definizione tutta sua di diritti umani, mi sono messo a frugare nel web alla ricerca di qualche dato ufficiale. Questi sono i numeri della festa.

ITALIAN-PARTY

Questo giorno piovigginoso di settembre ’09
sta succedendo debolmente qualcosa
Sono seduto sul pavimento della camera e ascolto
il cinguettio maligno degli avvoltoi
sorbisco il resoconto della giornata politica
nell’odore di vernice fresca appena stesa
sui muri di casa
Si dice che il nuovo autunno non sarà come quello passato
A casa loro, sì, dove sono cittadini
latra il ministro prima di un comizio a Ferrara
qui sono i nostri che hanno i diritti!
Ministro lei sa che la dichiarazione universale
dei diritti umani è del ’48?
E che la storia dell’uomo è nata in Africa?
E sa che la Carta di Kurukan Fuga
fu voluta dal re del Mali nel 1236
ed è la più vecchia costituzione al mondo?
Oh ministro lei di certo
scrollerà le spalle e volgerà gli occhiali
al suo fine uditorio in mutande e canottiera
e un’espressione di suprema derisione allagherà
le sue rughe e la sua camicia a quadri da uomo
che lavora
E lei invece presidente?
Dio le ha dato in pregio un doppiopetto che infiamma
le cosce delle vergini
e tutto il mondo conosce la sua opinione
su giornali, mafia e immigrazione
ma se ne infischia se nei primi sei mesi di quest’anno
nel solo Mediterraneo lungo le rotte dell’emigrazione
i morti sono stati quattrocentocinquantanove
e che dall’88 gli emigranti e i rifugiati
scomparsi lungo le frontiere europee sono almeno
QUATTORDICIMILASEICENTOSETTANTANOVE
Sissignore rilegga bene e con ponderazione
L’Italia è un party con donne in topless
e noi non ci morderemo la mano
se non sarà più lei, presidente, la lapdancer a ballare
su questa montagna di cadaveri

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