Posts Tagged ‘migranti’

Gli umani non hanno solo diritto a essere tollerati; hanno diritto a ESSERE

1 luglio 2018

Ho letto le dichiarazioni dei leghisti al governo dal palco di Pontida, e ho pensato che se si vuole contrastare questo schifo bisogna smetterla col fare opposizione sentimentale. La Storia dice che la destra oscurantista la si batte combattendo una guerra frontale, dura e ostinata, rimpiazzando i sentimenti iniziali dello sconcerto, dello sdegno e della paura con quelli della rabbia migliore, della sollevazione, della disubbidienza se necessario, del rifiuto. Essere insomma forza viva, di sangue pulsante, e non solo voce critica, o peggio guaito, rimpianto. Cominciamo per esempio a smetterla con parole come tolleranza. Si tollera ciò che è considerato riprovevole ma ineludibile, si tollera per mascherare un’insofferenza di fondo contro qualcuno o qualcosa. Il paradosso è che in nome della tolleranza io dovrei tollerare chi esulta per ciascuno dei 972 uomini, donne e bambini che dall’inizio dell’anno sono morti affogati in mare mentre tentavano di raggiungere l’Europa. Gente – quella che esulta per i morti in mare – che vota, che vive nel mio stesso palazzo, che incontro ogni giorno sul posto di lavoro o nella scuola in cui va mio figlio, che mi siede accanto sull’autobus, al cinema o a tavola la notte di Natale, e verso cui io provo, certo, insofferenza. Io non voglio essere tollerante. Voglio essere accogliente, nei limiti e nel rispetto della legge umana, civile e morale. Umberto Eco diceva che l’educazione alla tolleranza è necessaria per regolare la nostra naturale e biologica reazione al diverso. Preferisco Popper che la chiamava “valorizzazione della reciprocità”, ossia un’idea dell’altro che includa la possibilità della critica e del confronto, ma partendo da una situazione DI PARITÀ e in nome del progresso sociale. Se tollerate, in fondo siete come loro, come quei sadici al governo. Mentre gli esseri umani hanno dei diritti inviolabili molto più complessi. Non hanno semplicemente diritto a essere sopportati; hanno diritto a ESSERE. Ed è quanto basta.

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Nascere dalla parte giusta del Mediterraneo

4 ottobre 2013

Questo è un estratto dal mio “10 modi per imparare a essere poveri ma felici” (Laurana, 2012), è il capitolo dedicato alle povertà migranti e agli orrori legislativi italiani in materia di immigrazione.

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Quando si parla di immigrazione alla maggior parte degli italiani vengono in mente le immagini delle carrette del mare che solcano il canale di Sicilia facendo rotta su Lampedusa, imbarcazioni gonfie di esseri umani disidratati e in stato di choc che spesso invadono le cronache dei telegiornali per via di naufragi devastanti, o per una conta dei morti che suona scabrosa e seccante per tutto l’Occidente sviluppato (val bene ricordare che a partire dal 1988 il numero delle vittime nel Mediterraneo ha superato la quota delle sedicimila unità).

Per i mass media un migrante subsahariano è principalmente questo: un naufrago scampato a una traversata infernale, un clandestino alle prese con le schedature del Centro di Identificazione ed Espulsione che possiede nient’altro che il proprio vestito impregnato di salmastro.

Quello che viene taciuto, e che si riesce a immaginare solo parzialmente, è il prima e il dopo. Il prima: il deserto, il mare, la scelleratezza di un trattato, quello italo-libico siglato nel 2008 da Berlusconi e Gheddafi, che a fronte dell’impegno italiano a pagare la Libia affinché i migranti africani non sbarcassero sulle nostre coste, chiudeva entrambi gli occhi sui lager libici di Zitlen, Misratah e Sebha, dove le donne intercettate sulle rotte per l’Europa venivano stuprate, e gli uomini lasciati marcire in carceri fatiscenti finanziate in parte dall’Italia e in parte dall’Unione Europea. Il dopo: il reclutamento nei ranghi delle organizzazioni criminali, lo spaccio di droga, la vendita di merci contraffatte, la prostituzione, le mutilazioni e le infermità permanenti esposte per ottenere meglio la carità. Leggi il seguito di questo post »

10 modi per imparare a essere poveri ma felici

25 maggio 2012

L’8 giugno esce un libro. L’autore sono io, l’editore è Laurana e la prefazione è di Marco Rovelli. Il titolo è 10 modi per imparare a essere poveri ma felici. Si tratta di un saggio che riparte da una domanda che mi sono posto tempo fa osservando i nuovi fenomeni di povertà che sempre più, complice la crisi economica, umana e sociale che stiamo vivendo, stanno dilagando in questo paese. La domanda era questa: saremo ancora capaci di essere poveri? La premessa alla domanda consisteva nell’osservare come la povertà sia mutata rispetto al passato, quando i poveri erano un elemento visibile della società italiana, e il vivere in povertà sviluppava ancora risorse come la creatività e la cultura. Mentre oggi chi vive in condizioni di ristrettezze economiche tende a nascondersi, a dissimulare i segni della povertà. Questo è un passo Leggi il seguito di questo post »

L’epifania di un mattino

2 marzo 2012

L’ho visto camminare al mattino presto, quando le stelle sono ancora luminose, alla fine dell’inverno, lungo la strada ghiacciata, stringersi le braccia al petto perché aveva freddo, poi fermarsi a guardare l’enorme croce in ottone che sovrasta la facciata della chiesa. Era nero, di quel nero infinito e lancinante di certi popoli dell’Africa profonda, e osservava con gli occhi sbarrati tutta questa parte di città insignificante. Indossava una giacca da donna col collo di pelliccia, era così ridicola quella giacca addosso a lui che sarà stato alto due metri. Ma il suo corpo in qualche modo non Leggi il seguito di questo post »

Giochi senza frontiere

23 giugno 2011

Succede che a Lampedusa, durante lo sbarco di una carretta del mare in avaria con sopra 900 profughi provenienti dal Maghreb, una folla di turisti armati di macchine fotografiche e videocamere digitali si assiepi sulla collina che domina il porto commerciale per immortalare uno dei più fantasmagorici liveshow del ventunesimo secolo. Non è più tempo dunque delle passeggiate serali lungo i moli dei porticcioli nelle località preferite dai vip, in cui magari portarsi a casa la foto ricordo della starlette che cena col miliardario di turno sul tavolo esterno di poppa di uno yacht. Oggi il vero colpo dell’estate è la ripresa di questi disperati che cercano la salvezza Leggi il seguito di questo post »

La coriacea allegria

3 giugno 2011

È il pomeriggio grigio di un giorno festivo, nel cielo le nuvole compongono qualcosa di simile a un’orgia chimica. Il parco è pieno di stranieri, c’è un gruppo di bengalesi che festeggia il compleanno di qualcuno, c’è perfino uno striscione di auguri che attraversa il boschetto di quattro alberi che hanno occupato con le loro sedie da campeggio. Nell’aria risuona il tam tam di un djembe. Qualche podista raffazzonato, con fisico drammaticamente in sovrappeso e giubbotto in nylon perché così si suda di più, azzarda un paio di giri di corsa. Io cammino lentamente lungo lo sterrato che circonda lo stagno. Una decina di metri davanti a me ci sono un paio di Leggi il seguito di questo post »

Good Morning Lampedusa

7 aprile 2011

Le chiamano “tragedie del mare” perché non hanno il coraggio di chiamarle “tragedie dell’uomo”. Perché è più facile attribuire all’inclemenza degli elementi la responsabilità delle catastrofi, è un meccanismo che serve ad assolvere un’intera società capace di mandare al governo una compagine di nazisti, di bere il caffèllatte la mattina presto davanti a una diretta che racconta di un “incidente” al largo di Lampedusa, di 250 “dispersi” in mare, limando le parole affinché diventino il più asettiche possibile. La società del dolore muta pelle nel momento esatto in cui il dolore non fa più audience, quando diventa Leggi il seguito di questo post »

Imagine there’s no Heaven

30 marzo 2011

Immagina una catastrofe umanitaria, una qualsiasi. Immagina che accada in una parte del mondo arretrata e devastata dalle scelleratezze della storia. Immagina migliaia di uomini, donne e bambini a cui è stata recisa ogni connessione col mondo d’origine e la cui unica aspirazione, semplice ma concreta, è continuare a vivere, ovunque, da qualsiasi parte, purché sia vivere. Ora pensa che in tutte le lingue del mondo esiste una parola, una di quelle più  abusate dalla modernità, una parola astratta e imponente che sta a significare uno sforzo attivo e gratuito rivolto a chi Leggi il seguito di questo post »

I gradi di libertà nel sistema capitalistico moderno

6 dicembre 2010

Lunedì mattina, sali sul tram, sono due giorni che non esci di casa. C’è un posto lì sul fondo, vicino a otto poveri cristi che non conoscono la parola licenziamento, perché vivono in un sistema economico che non contempla più nemmeno la parola assunzione. Ce l’hanno scritta in faccia la morte. Uno di loro ha una moglie e tre figlie, tre bambine di età variabile dai tre ai sei anni. Una delle tre piange forte, un’altra è silenziosa, ha i capelli legati in una coda e due grandi occhi mielati che guardano con sospetto la signora seduta davanti a lei che batte con le unghie laccate sulla tastiera del cellulare. Sua madre non ha un cellulare, in compenso ha un velo che le copre i capelli ed è giovanissima. L’uomo, il padre delle tre bambine, è integrato in questa situazione economica perfettamente liberale rappresentata dalla popolazione del tram. Tu, dal canto Leggi il seguito di questo post »

La grazia o il tedio a morte del vivere in provincia

23 agosto 2010

È un sabato mattina e cammino nella via centrale di un piccolo paese del centro Italia. Mancano cinque minuti all’una, le strade si svuotano come nell’imminenza di un coprifuoco. Da un vicolo laterale risuonano i passi veloci di un uomo in fuga. Ha le braccia ingombre di grosse borse dalle quali trabocca merce di ogni tipo. È un ivoriano, o un senegalese, o un nigeriano, o più genericamente un “marocchino”, perché marocchino in questo paese è chiunque abbia la pelle scura e faccia di professione il venditore ambulante. L’uomo in fuga imbocca la via centrale, la percorre per qualche decina di metri, poi svolta in una stradina laterale. Leggi il seguito di questo post »

Il male è adesso

23 luglio 2010

In un’intervista del 1991 il grande drammaturgo e poeta tedesco Heiner Müller disse: “La società borghese si fonda sulla discriminazione, sull’isolamento, ma se non riesce più a identificare il male essa non può più isolarsi, e nemmeno autodefinirsi, perché a questo scopo avrebbe bisogno dell’altro, del regno del male. Quel regno ora si è dissolto con le proprie mani, spianando la strada al declino della società borghese. Il male è il futuro”. La frase rientrava in un contesto ben più ampio in cui Müller dissertava, tra l’altro, della prima guerra del Golfo, di psicanalisi, di DDR, Leggi il seguito di questo post »

La tua ombra per la mia ombra

11 giugno 2010

Lui è un clandestino rumeno e oggi i giornali ci raccontano della sua storia speciale. Si è nascosto nel vano carrello di un aereo e ha volato nei cieli che separano Vienna da Londra scampando per miracolo a una morte sicura. Quanta fame deve avere un uomo per chiedere a Dio un anticipo tanto grande sui prodigi divini? Mettiamo il caso che lui si chiami Anghel, da lassù non c’è luogo di questo pezzo antico d’Europa che i suoi occhi non abbiano scrutato, la terra ha cambiato nome una volta, un’altra e un’altra ancora, fino ad arrivare alle rive di Dover, alle veloci raffiche di vento e di uccelli, a una destinazione che a lui sarà sembrato un paradiso. Leggi il seguito di questo post »

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