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Sembra la fine della prima repubblica. Con tutta probabilità è la fine della seconda. Anche se mi infastidisce non poco l’idea che un ventennio di potere trascorso in mano a una banda di trafficanti della politica debba essere fregiato dell’altisonante titolo di “seconda repubblica”. Fatto sta che con le dimissioni di Bossi da segretario della Lega il sistema di potere che ha retto l’Italia fino a ieri si è definitivamente sfaldato. Quello che accade oggi è un film già visto nel biennio 1992-1994. Quello che può accadere è che da qui al prossimo anno, quando ci saranno le elezioni, si affacci all’orizzonte il campione del populismo più becero, il sommo demagogo, l’antipolitico, insomma un nuovo leviatano capace di rastrellare le sterminate praterie che si sono aperte a destra. O forse quella valanga di voti abbandonati ai bordi delle strade dopo la dipartita politica dei due padroni lombardi è già sotto lo stretto controllo della destra finanziaria europea che aspetta solo di trovare la faccia giusta (ammesso che non l’abbia già trovata). Al di là delle sorti dei singoli schieramenti ciò che colpisce è che si tratta di una crisi della politica italiana tout court, come se il Big One scatenato dal pool di Mani pulite vent’anni fa non avesse ancora smesso di propagare i suoi effetti al di là del berlusconismo (che a questo punto appare come un lungo miraggio, un’allucinazione politica capace di cristallizzare un sistema già morto all’inizio degli anni Novanta). Lo dimostra, oggi come allora, la debolezza cronica del maggior partito di sinistra, incapace di approfittare della situazione. Una transizione infinita insomma, una barca di Caronte sulla quale siamo tutti seduti in attesa che il mozzo gridi: “Terra!”. Sperando che di là dal mare non ci sia un inferno peggiore di questo.

Guido Roberto Vitale è uno dei più importanti banchieri d’affari italiani. Il fatto che spesso sia chiamato il “finanziere rosso” nell’ambito di questo post ha una rilevanza secondaria. Il banchiere Vitale ha dichiarato all’Espresso la sua ricetta personale per uscire dalla crisi, che è sintetizzabile in tre concetti: Più spese militari, meno laureati, e basta parlare di diritti. Il banchiere Vitale, forse inconsapevolmente o forse no, ha tracciato lo schema della prossima destra italiana, quella che emergerà dalle ceneri del berlusconismo. Il filo che lega le idee del banchiere Vitale all’uomo di Arcore è ben visibile quando dichiara che “l’economia ripartirà quando cambierà l’umore degli italiani e quando diventeremo tutti più ottimisti”. Ottimismo, quindi, spese militari, disprezzo per l’istruzione, cinismo, svilimento dei diritti soggettivi, la ricetta del banchiere Vitale, aristocratico finanziario, va nel solco delle proposte dei Marchionne, in quel mix di evocazione di valori moraleggianti e maschio utilitarismo. Le idee del banchiere Vitale hanno tuttavia una loro specificità che nella storia della destra appaiono nuove, sono la continuazione ideale della politica del salvataggio di cui l’attuale governo è promotore e attuatore. La nuova destra nascerà da qui, da dove nasce da sempre, dall’evocazione del manico, dalla radicalizzazione delle idee, dall’insofferenza dei diritti acquisiti, e da dove non dovrebbe nascere mai, ossia dalle idee di uno col portafoglio a sinistra.

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