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Ieri Carlo Gallucci mi ha detto: “Il suo libro è un memoriale, dovrebbe essere chiamato così, è un genere nobile nella tradizione italiana, pensi a Volponi”.

Nella lingua italiana la parola memoriale ha molti significati. La Treccani elenca questi:

  1. Che ha per fine di ricordare o di commemorare;
  2. Che raccoglie notizie e documenti di determinati fatti storici o comunque di rilievo, oppure disposizioni, istruzioni per cose che si desidera far fare, oppure richieste, suppliche;
  3. Libro o scrittura contenente notizie, istruzioni da tenere a mente;
  4. Con altra accezione, nella liturgia della messa, sinonimo di anamnesi, cioè la prima parte della prece eucaristica che segue la consacrazione del pane e del vino;
  5. Opera manoscritta o stampata a cui è affidata la narrazione di fatti importanti di cui si è stati protagonisti o testimoni;
  6. Raccolta di memorie relative alla vita e all’attività di qualche illustre personaggio;
  7. Documento, opuscolo, breve scritto contenente, in forma di appunti sommarî, o di abbozzi d’idee, istruzioni o disposizioni;
  8. Scritto col quale s’invoca una grazia.

Penso che, di tutti, l’ultimo è quello che meglio definisce il mio memoriale.

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Mi ha scritto una lettera e poi mi ha mandato il suo libro. È un romanzo, si intitola La stracciata pazzia, ed è pubblicato da una piccola casa editrice di Faenza, Mobydick. Nella lettera mi spiega che il titolo deriva da una pagina di Kerouac, quasi alla fine di Sulla strada, quando Sal e Dean guardano con stupore delle fotografie che ritraggono i loro amici in una giornata serena, lieta, che nulla lascia trapelare della loro vita randagia e polverosa degli ultimi anni, come se si “fossero alzati al mattino per incamminarsi orgogliosi sui marciapiedi della vita, senza mai sognare la stracciata pazzia e la ribellione della nostra vita reale, della nostra notte reale, l’inferno di essa, l’insensata strada piena di incubi”. Lui si chiama Stefano Bernazzani, è nato nel 1970, quindi ha quarantun’anni, ha già due romanzi alle spalle, eppure è ancora qui che si sbatte con un martellante lavoro di autopromozione per aprirsi un varco nella parete granitica della narrativa contemporanea italiana. Così leggo il libro, è la storia di tre amici, appassionati di calcio e di musica, che lavorano in una grande fabbrica in crisi. Si respira l’aria dei romanzi di Paolo Volponi, la crisi della cultura industriale, l’incapacità di una generazione che non riesce a rilanciarsi, che soffoca, e che quando reagisce lo fa tirando in ballo un vitalismo disperato e criminale. Penso che sia un bel romanzo, migliore di nove cose su dieci che arrivano a imporsi in bella vista sugli scaffali delle librerie. Solo che per reperirlo bisogna faticare un po’. Tuttavia, se si vuol essere lettori militanti, tenere fede alla causa della buona letteratura che sfugge al controllo delle gerarchie editoriali mainstream, allora vale la pena di fare un ordine on line, e aspettare magari qualche giorno, prima che arrivi il postino.

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