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Ieri in Tv ho guardato il documentario Piero Ciampi – poeta, anarchico, musicista. Pressappoco a metà del documentario, Bobo Rondelli, seduto sul molo del porto di Livorno, racconta un aneddoto legato al periodo in cui Ciampi era vicino di casa di Moravia a Roma. Moravia teneva un merlo in terrazzo. Quando Ciampi rientrava a notte fonda, spesso ubriaco, cominciava a fischiettare col merlo. La cosa infastidiva il sonno di Moravia che un bel giorno decise di tirare il collo al merlo. Da questa storia Ciampi trasse l’ispirazione per una canzone, Il merlo, appunto, che a un certo punto dice: Sono contento di non aver dato / alcun seguito a quel peccato / di volerti un giorno mangiare.

La mia dottoressa ha un rimedio per qualsiasi malattia. Il rimedio è semplice: bere molta acqua. Ogni volta che vado da lei mi rimprovera di bere poca acqua. Eppure sono uno che beve tanta acqua, due litri al giorno, le dico. E lei, col suo esasperato rotacismo, ribatte che due litri al giorno sono niente, che ne devo bere minimo tre, se non quattro, quattro litri d’acqua al giorno. Secondo lei il novanta per cento delle malattie è causato dalla scarsa idratazione, il che rende inutile che io vada nel suo studio le volte che sto male. Un’altra cosa che la mia dottoressa dice sempre è che mi trova dimagrito, mi fa i complimenti per questo, anche se non è vero che sono dimagrito, poi mi chiede come ho fatto a dimagrire. Le rispondo che bevo molta acqua.

Ogni santo giorno, quando ritorno da lavoro, appena m’arrischio un po’ all’aria aperta, nel tratto di strada che va dal posto in cui ho parcheggiato la macchina al portone di casa, alla comodità e alla sicurezza del nido familiare, mi vengono in mente rancori rimasticati mille volte. Le persone che incrocio sul marciapiede hanno facce astute, pompose, sarà l’aria del quartiere così balorda, così prosaica, così insopportabilmente borghese, questo quartiere con decine di negozi di argenteria e una sola libreria sull’orlo del fallimento. Domenica scorsa ho fatto un giro tra le strade vuote, loro, i figli di buone donne, di questi tempi affollano i resort, raschiano i fondi marini con gli scafi dei loro yacht. Le bancarelle davanti alla SMA erano tutte chiuse. Una sola faceva affari, un tale con la faccia piena di pustole e il culo su un furgone bianco che vendeva divise da lavoro per la servitù domestica della zona, e intorno a lui un via vai di donne e uomini piccoli e tozzi, con le facce da asiatici, che discutevano animatamente sulle taglie e sulla consistenza di quelle stoffe. Qualche piccolo porco in bermuda e mocassino tod’s che portava a spasso il cane, qualche vecchia nazista accompagnata dalla badante a sgranchire le sue ossa di cartapesta. Ed io. Io che mi ripetevo così va il mondo, questi campionari antropici che formano i sistemi di potere, che regolano le società umane, questi maiali che partoriscono guerre, che parlano in nome di Dio, queste biondine di bella famiglia, materialiste e abbronzate, che giocano continuamente a non ridere mai, a fabbricare sui loro corpi sacchetti di pelle per siliconi. Come ci sono finito io in questo posto, in questo mondo, in questo schifo di luccicore, in questa muffa, in questo immondezzaio in cui ogni sguardo è un tentativo di opprimere, di affamare, di calpestare, di annientare? In questa Santiago del Cile, in questa ESMA di Buenos Aires, mi viene in mente che per come sono nato io avrei dovuto essere solo un lavoratore manuale o un soldato. E invece sono meno di niente, solo un rancoroso, un buffone, un presuntuoso, un intruso in casa loro. È da questi particolari che si capisce che non sarò mai un uomo saggio.

*

Piero Ciampi, TRA LUPI

Le mani convulse coglievano tremanti
grappoli d’uva rossa come la sua ferita.
Ferita del cuore per la fame del corpo
ferita del corpo per il dolore del cuore.
Gli occhi stravolti,
le braccia colme,
fuggì per i campi in cerca di un rifugio.
Da una collina vicina
sedute in silenzio per un giusto riposo,
centinaia di occhi scoprirono il furto
e urlarono in coro:
al ladro, al ladro, al ladro…
Egli volse la testa e li mise a tacere,
poi riprese la fuga
ad inseguire la dignità esasperata.

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