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Rientro a casa e il portiere del palazzo mi mostra un pacco di lettere, le lettere sono tutte macchiate, il portiere mi chiede di annusarle, annuso le lettere, “Secondo lei che roba è?” mi fa, “Non lo so”, gli dico, “Annusi, annusi”, insiste, io annuso ma continuo a sentirmi un cretino, “È vino!” dice trionfante, “Vino?” “Eh…” si mette a sacramentare contro il postino, mi dice: “Ha capito che roba? Questo qui beve in servizio!” a me viene da ridere, a lui invece non viene da ridere, “S’è ubriacato e ha rovesciata la bottiglia del vino sulle lettere”, “Ma magari non è andata proprio così”, “E come vuole che è andata?” “Non lo so, ma magari non così”, “Lei crede che ce l’ho rovesciato io il vino, vero?” “Ma no!” “Me lo dica, eh, se crede che l’ho rovesciato io il vino”, cerco di tranquillizzarlo spiegandogli che non ho il minimo dubbio su chi sia stato a rovesciare il vino sulle lettere, che penso che sia stato il postino, che però non me la sento di gettargli la croce addosso, che magari non è che il postino fosse proprio ubriaco, insomma che forse si è trattato di un incidente, ma il portiere insiste, è convinto che se cedesse sulla sua ricostruzione dei fatti darebbe adito a sospetti, il suo problema principale cioè è non tradire la fiducia del condominio nel suo lavoro, e lo capisco, però ho anche pensato che quello del postino è un lavoro duro e insensato, e ho pensato a un frase contenuta in Post Office di Bukowski, una frase in cui il postino Chinaski, che ne combina di tutti i colori, dice: “Non posso essere così tremendo! Devo avere anche qualche lato buono!”.

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