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L’estate del ’78

16 aprile 2018

Nessun libro mi ha mai cambiato la vita. Ci sono però libri che mi hanno cambiato il corso d’una giornata, questo sì. Libri che mi hanno toccato così in profondità da convertirmi l’umore, appiccicarmi addosso nuove e più potenti paure, sviluppare in me delle insolite sensibilità. Un libro di questo genere è L’estate del ’78 di Roberto Alajmo (Sellerio), che racconta la storia tremenda della madre dell’autore, morta suicida, appunto, nel ’78. Eppure non è tanto la storia della madre, della sua depressione prima, della dipendenza da farmaci dopo, e della sua morte in ultimo, ad avermi distrutto la domenica, è piuttosto un sentore, un’aria, un profumo di certi giorni quieti d’estate che nascondono innominabili segreti, un tepore lento nel silenzio, o al più nel cicaleccio agostano, che si respira tra le pagine di questo libro, è il racconto di un momento cruciale dell’esistenza, quell’ora che ricorderai per tutta la vita, l’istante in cui l’universo intero si spreme e lascia stillare la propria essenza più pura, un condensato assoluto di dolore, amore, sofferenza, bagliore, la verità a cui farai ritorno fino all’ultimo dei tuoi giorni. È questo. Un libro che non ti cambia la vita, ma che ti cambia la giornata – in meglio o in peggio non importa – a me pare già tantissimo.

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