Posts Tagged ‘roberto saviano’

Gli togliamo la scorta

9 agosto 2017

“Gli togliamo la scorta” è una cosa che fa molto schifo, come lo è la maggior parte delle cose che dice Salvini. “Gli togliamo la scorta” però fa un po’ più schifo. Ma non è questo il punto. Sappiamo che Salvini fa spesso di queste cose, le fa per stimolare i più lugubri istinti primordiali degli elettori. Si dice che la Formula Uno sia uno spettacolo noioso, ma la gente lo guarda solo perché aspetta segretamente di assistere all’incidente. Salvini, se ne avesse il potere, farebbe correre bendati i piloti di Formula Uno. Salvini compiace i più lugubri istinti primordiali degli elettori, come gli antichi imperatori romani compiacevano il popolo dando i condannati in pasto alle belve. Si tratta di capire cosa sono, per Salvini, gli elettori; se sono il popolo, le belve o i condannati. È questo il punto.

Saviano tra sport violenti e peccatucci di ingenuità

13 marzo 2016

Su Repubblica di oggi Saviano scrive del suo incontro con Garri Kasparov, campione di scacchi e tra i maggiori oppositori politici di Putin. Introduce il pezzo raccontandoci della sua passione per gli scacchi, passione che risale all’infanzia. Al secondo capoverso Saviano scrive: “Il gioco degli scacchi è un gioco violento, forse il più violento tra gli sport”. È indiscutibilmente una definizione d’effetto, ma chiunque si sia interessato al gioco almeno un poco in vita sua sa che non è una frase di Saviano. Tuttavia Saviano non la riporta come tale, ma la fa sua aggiungendo un ulteriore giudizio: “[…] anche se io non riesco a considerarlo uno sport”. Non sarà peccato mortale, va bene, ma mi chiedo cosa sarebbe costato a Saviano inserire la frase tra virgolette – tanto più ripensando alle precedenti accuse di plagio, ai peccatucci di copia e incolla che hanno distratto il pubblico dei lettori dall’effettiva portata delle sue opere – e rammentarci che quella definizione, in realtà, è proprio di Kasparov, ossia non di un anonimo estensore di aforismi, bensì dello stesso personaggio di cui Saviano si accinge a fare il ritratto. Alfonso Berardinelli su Avvenire ha scritto che Saviano copia da ingenuo, non da furbetto. L’ingenuità di Saviano in questo caso sta, oltretutto, nell’aver “citato” una definizione degli scacchi talmente famosa da risultare perfino banale. Io – per dire – avrei adoperato una frase di Bufalino (la stessa che Fabio Stassi mette in esergo al suo “La rivincita di Capablanca”, uscito qualche anno fa per minimum fax) che diceva: “Gli scacchi non sono semplicemente un gioco. Sono guerra teatro e morte. Cioè, tutt’intera, la vita”.

 

Se il romanzo da genere diventa status

23 maggio 2012

Ieri ho letto un post di Gianluca Morozzi su Ilfattoquotidiano.it in cui si parla del bel libro di Marco Rossari L’unico scrittore buono è quello morto (edizioni e/o) che qualche mese fa ho recensito anch’io, sempre sul Fatto (qui), e ho notato come Morozzi abbia sottolineato più volte che il libro di Rossari, a suo dire, è un romanzo. Da parte mia, nella recensione che dicevo, rimarcavo il fatto che non di un romanzo si tratta, bensì di “una miscellanea di arguzie, calembour, parabole surreali (o iperreali) sulla letteratura e i suoi eroi, veri o presunti”. Mi capita sempre più spesso di far caso a come venga usato impropriamente il termine “romanzo”, Leggi il seguito di questo post »

La letteratura è un cortile

8 febbraio 2011


Unione Sarda, 7  febbraio 2011
– Da pochi giorni è uscito in libreria un piccolo incantevole volume, di quelli che ormai si stampano sempre più di rado. Ha per protagonista la biografia di un uomo e, per estensione, di un secolo, il Novecento, filtrato attraverso la storia della narrativa e della poesia, della musica e dell’arte. Si intitola La letteratura è un cortile (ed. Giulio Perrone). L’autore è Walter Mauro, classe 1925, critico militante e allievo di Ungaretti, esponente di una generazione che credeva ancora profondamente nel rapporto tra cultura e società e che si riconosceva nella sacralità dell’atto creativo.
Lungi, per sua stessa ammissione, dal lasciarsi andare alla celebrazione dei bei tempi andati, Mauro convoca nel cortile in cui ha trascorso tutta la sua vita, il cortile della letteratura appunto, i personaggi che hanno scritto Leggi il seguito di questo post »

Io, se fossi Saviano

24 gennaio 2011

Io, se fossi Saviano, avrei lasciato Mondadori da un pezzo. L’avrei fatto per dare segno e forza ulteriori alla battaglia delle idee e dell’integrità etica di cui lo scrittore napoletano è protagonista ormai da qualche anno. L’avrei fatto soprattutto per non arrivare ad essere messo alla porta con un’uscita pubblica come quella di Marina Berlusconi. Sì, conosco tutti gli argomenti degli scrittori di sinistra che pubblicano i loro libri con le case editrici del premier, li conosco uno ad uno e non ne condivido nessuno. Come ben sapeva il grande Saramago, diktat e censura, nel caso Italia, si esprimono solo contro gli scrittori realmente nocivi alla causa del berlusconismo Leggi il seguito di questo post »

Uno scrittore alla vigilia della Preistoria

16 ottobre 2009

saviano4Un paio di giorni fa il capo della Squadra Mobile di Napoli in un’intervista al Corriere della Sera Magazine ha rivelato: “Sull’assegnazione della scorta a Saviano, il nostro parere fu negativo”. E poi ancora, riferendosi a Gomorra: “Il libro ha avuto un peso mediatico eccessivo rispetto al valore che ha per noi addetti ai lavori”. A mio parere sono due gli elementi-chiave che assumono rilievo in questa notizia: primo, il fatto che la dichiarazione venga da un uomo che combatte la criminalità organizzata in prima linea, secondo che quelle parole rappresentano il sintomo pulsante di una lacerazione nel tessuto che dovrebbe reggere l’integrità morale di questo paese. Mi spiego meglio. L’Italia è una terra profondamente consumata Leggi il seguito di questo post »

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