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Io mi accompagno ogni giorno alla mia memoria. Lei è una compagna fedele che mi segue a un passo, come un pavido cagnolino, quando calco le assi marcite del mondo. A volte penso che la memoria sia una creatura vivente che non ha nulla a che fare con me, è una testimone di altri tempi e di altri luoghi che mi racconta di cose che io non posso ricordare. Ho sempre amato il tempo e quel fogliame che si deposita sui giorni che passano, quella sabbia che ne copre i contorni, il tempo, quella conchiglia che conserva il rumore del mare. Quando penso a me stesso in un’altra età, al me stesso bambino o adolescente, al me stesso dell’altro giorno, avverto un senso di paura, guardo al mio corpo e penso alle sue cellule che si disfano nell’aria, a quell’odore mnemonico di cui rimane traccia. Gli esseri umani tengono un gran disordine negli infiniti poteri di cui sono dotati, i più dissennati fra loro passano la vita intera a cercare di rimettere ordine in tanta confusione. Così continua a galleggiare davanti ai miei occhi il viso della suora magra che all’età di tre anni mi accompagnava in ascensore verso la sala chirurgica in cui mi avrebbero operato, e l’interminabile traffico di bambini davanti all’altalena, sotto la magnolia, nell’asilo che frequentavo. Quanto di tutto questo morirà e quanto resterà a saldo di una vita? C’è chi trova conforto in un tramonto, chi in una donna, chi in una sigaretta o in un bicchiere, io trovo conforto nei poeti, inciampo in continuazione nei poeti. Nella mia memoria succedono mille cose al giorno, mentre accanto, come in una gabbia di uccelli urlanti, mi scorre la vita.

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Rodolfo Alonso, DÉJÀ VU

Una donna si spoglia nella mia memoria
mentre fuori risplende la città
o piove e fa freddo

Una donna lava i suoi capelli neri con l’acqua della mia infanzia
una distanza va formandosi

La sua pelle è lenta e fresca come il mattino che accarezza
la sua voce si fa lontana

Una donna mi raggiunge
il primo seno scoperto
il primo seno accarezzato

Mentre dentro risplende la memoria

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Sappiamo ormai tutti, e perciò non abbiamo scuse, che negli ultimi cinquant’anni l’incremento della popolazione mondiale ha fatto sì che l’acqua sia diventata una risorsa sempre meno condivisa. Abbiamo notizia che la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale stanno ora premendo sui paesi del Terzo Mondo perché svendano la loro acqua alle multinazionali per ridurre il loro debito nazionale. Les dieux ont soif, gli déi hanno sete, si potrebbe dire citando il titolo di un famoso romanzo di Anatole France. Sappiamo anche, non è più un mistero per nessuno, che le prossime guerre nel mondo saranno combattute dagli eserciti per il controllo degli approvvigionamenti idrici. Una delle zone della Terra in cui la scarsità d’acqua minaccia il ricorso alla guerra, o in parte ne è già stata la causa, è proprio Il Medio Oriente. Nel 1979 l’allora presidente della repubblica egiziana Sadat, lanciando una sfida direttamente all’Etiopia, disse: “L’unica questione che può portare di nuovo l’Egitto in guerra è l’acqua”. Fra tutte le guerre che l’uomo ha combattuto nel corso dei millenni, una guerra fra eserciti di uomini assetati è quanto di più spaventoso si possa immaginare. Un uomo assetato è un uomo che non ha più il controllo delle proprie pulsioni, ha gli occhi secchi e la pelle raggrinzita coma quella dei vecchi, ha il sangue denso e il cuore affaticato, ha vertigini, nausea, vomito e sdoppiamento della visione. Un uomo assetato non governa più il palpito del suo cuore. Così oggi ho incontrato la poesia del poeta argentino Rodolfo Alonso, questa in particolare – che trovo esemplare – per la quale non occorre che aggiunga altro, se non un invito a leggerne i versi, così pieni di un sarcasmo tragico e amaro.

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Rodolfo Alonso, ALL’OMBRA DI MALTHUS

Dei saggi annunciano,
con discreta emozione
e soppesando dati,
in modo sinistro,
irreprensibili,
che nel Terzo Millennio
sempre più uomini avranno sete.

(Al farlo, non saranno,
come si vede,
sufficientemente
originali:
tutti i secoli
ebbero la loro
sete di giustizia,
libertà e bellezza).

Adesso, finalmente, sembra proprio
– miserabile miracolo,
spreco crudele,
irrisorio destino
finale – , che gli umani
avranno la fortuna
di uccidere morendo
(a caccia di piogge,
in oasi blindate,
recintando fiumi,
rinchiudendo il mare)
per una semplice, serena,
salutare e letale
cristallina sete d’acqua.

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