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Ci sono libri che si avvicinano a noi come piccoli uccelli cordiali, si posano accanto alle nostre mani, non ci temono, anzi, ci guardano come per sfida, poi prendono il volo lasciandoci una piuma bianca che terremo con noi per sempre. Sono libri amici, che ci parlano in tono di gran segreto, trovano spazio nella nostra anima e non vanno più via. Di questi ne capitano in misura di tre o quattro nella vita, non di più e non di meno. Non è detto che siano i libri – come si dice – che porteremmo con noi su un’isola deserta, ma sono tuttavia speciali oltre ogni nostra più intima comprensione, per ragioni che non sempre ci sono chiare, testi che ci sono cari come persone di famiglia. Io ho un libro così. Mi tiene per mano ogni volta che mi metto a scrivere una pagina o a pensare allo spirito della letteratura così come vorrei che fosse inteso ancora oggi. È un romanzo scritto da un ebreo americano nel ’34, e subito dimenticato per trent’anni insieme al suo autore, e poi ancora riscoperto negli anni Sessanta e infine giustamente acclamato come un capolavoro della letteratura del Novecento. Sto parlando di Chiamalo sonno di Henry Roth. Si tratta di un romanzo complesso e pieno di suggestioni, in qualche modo imparentato nelle atmosfere a quel capolavoro del cinema che è C’era una volta in America di Sergio Leone, un romanzo di formazione che ha per protagonista il ragazzino David Schearl che nella New York degli inizi del secolo diventa il testimone di tormentati rapporti familiari e più in generale dell’ebraismo d’America. Chiamalo sonno è un romanzo stupefacente, che incanta, un racconto degli anni verdi della vita scritto con uno stile inarrivabile. Rifiutato dal mondo letterario, Henry Roth si rifugiò per sessanta lunghi anni lontano dalla mondanità e dal clamore in una fattoria vicino ad Augusta, nel Maine, dove si dedicò quasi esclusivamente all’allevamento delle anatre. Il suo ritorno sulla scena letteraria in tarda età fu l’occasione per licenziare i cinque volumi dell’opera monumentale dal titolo Alla mercé di una brutale corrente e per restituire al mondo uno scrittore immenso. Ecco, Chiamalo sonno lo considero assolutamente come un membro della mia famiglia ideale, uno di quei romanzi che non tradiscono mai, sui quali puoi far conto in ogni momento della vita, basta solo saperli interrogare, magari aprendone una pagina a caso, o cercandovi fra le righe una risposta agli affanni della scrittura.

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