archivio

Archivi tag: yitzhak laor

Da due giorni sto chiuso in casa, parlo con poche persone, rifletto molto e osservo tutto. Ho due piante nuove, hanno foglie di un verde smeraldo, ogni tanto mi fisso a guardarle come se aspettassi di punto in bianco di veder spuntare una fioritura di frutti e gemme. Il mattino nel mezzo della settimana ha una luce strana, è come se ci fosse una nuvola ferma da qualche parte a frenare i raggi del sole. Intorno a me, negli altri appartamenti, è tutto un germogliare di rumori, attraverso i rumori si può indovinare molto di una vita, per tutto il resto c’è sempre l’immaginazione. Adesso, per esempio, dal piano di sopra si levano delle grida, non sono né di uomo né di donna, ma di un essere più delicato, un bambino, non è un pianto e neppure un grido di gioia, è semplicemente un richiamo, l’unico modo che per adesso ha imparato per sollecitare l’attenzione degli altri su di sé. O forse è un uccellino rimasto intrappolato nella stanza che ora sbatte le ali cercando di uscire. O forse più semplicemente è un film che passa alla televisione e che un uomo più vecchio del mondo guarda dalla solennità della sua poltrona, aspettando una telefonata di suo figlio, o pregustando il sapore dolce del formaggio nella minestra che mangerà per pranzo. Ma lasciamo perdere, non è poi così importante sapere chi sia il padrone di quel grido che attraversa le pareti, anche questo rientra forse nella categoria dei segreti, come lo scrivere, come la noia di essere soli.

.

Yitzhak Laor, CALABRONE

Un televisore illumina
dettagli: un letto,
una coperta, dei jeans
sul pavimento come
un vecchio cane che sorveglia
la strada
per fuori che viene
entra e poi di nuovo
esce
 
 
negli squarci della notte tu
addormentata (il viso illuminato, colori
da film muto) tocchi
con una mano il muro, con l’altra
il ventre. Io sono nulla
accanto a questo silenzio:
un carrettiere che guarda una cavalla
stanca.
 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: